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La richiesta è emersa durante un incontro ufficiale tra Gian Lorenzo Cornado e Mathias Reynard, presidente del Cantone del Vallese, che ha spiegato di non avere margini normativi per coprire direttamente i costi.
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La posizione italiana è netta. L’ambasciatore Cornado ha chiarito che l’Italia non intende farsi carico delle spese, richiamando il principio di reciprocità. Ha ricordato infatti che strutture italiane hanno curato cittadini svizzeri senza chiedere rimborsi e che i soccorsi italiani hanno contribuito fin dalle prime ore dell’emergenza.
Ancora più dura la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito la richiesta «ignobile» e ha annunciato che verrà respinta senza alcun seguito.
Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui è «ovvio» che l’Italia non pagherà, ribadendo che le responsabilità sono da attribuire esclusivamente alla gestione del locale e ai controlli mancati.
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Nei giorni precedenti, la vicenda aveva già suscitato polemiche per l’invio di fatture molto elevate alle famiglie dei feriti. In alcuni casi si parlava di cifre fino a 75mila euro per poche ore di ricovero in terapia intensiva.
Anche se le comunicazioni erano formalmente informative e non richiedevano pagamento immediato, modalità e tempistiche hanno provocato forte indignazione, soprattutto considerando la gravità dell’incidente e le condizioni dei giovani coinvolti.
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Il contenzioso rischia ora di trasformarsi in un nodo diplomatico più ampio tra Roma e Berna. Al centro c’è il principio di reciprocità nelle cure sanitarie transfrontaliere e la gestione dei costi in situazioni di emergenza.
Molto dipenderà dalle prossime mosse delle autorità svizzere e da eventuali chiarimenti ufficiali, ma la posizione italiana appare già definita: nessun rimborso verrà riconosciuto.
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