Estrazioni petrolifere in Val d’Agri, Cgil: Accelerare transizione energetica e sorveglianza sanitaria

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Estrazioni petrolifere in Val d’Agri, Cgil: Accelerare transizione energetica e sorveglianza sanitaria

Estrazioni petrolifere in Val d’Agri, Cgil: Accelerare transizione energetica e sorveglianza sanitaria

Petrolio lucano

“La modifica all’accordo con Total, Mitsui e Shell sul trasferimento dei fondi per i progetti no oil sulla base del protocollo per lo sviluppo sostenibile approvato dalla giunta regionale il 17 giugno va nella direzione auspicata dalla Cgil di accelerare sulla transizione energetica. Riteniamo tuttavia che non sia sufficiente. Bisogna individuare forme di investimento alternative che consentano la transizione dell’area delle estrazioni e il reimpiego del personale. Richiamiamo dunque a responsabilità Eni e Total al rispetto degli accordi su cui la Regione Basilicata deve vigilare. I progetti no oil devono avere un concreto impatto occupazionale, visto che gli attuali, anche in ritardo, hanno dato scarso ritorno in tal senso”. Lo afferma il segretario generale della Cgil di Potenza Vincenzo Esposito che sottolinea come la transizione sia necessaria anche al fine di tutelare la salute e l’ambiente della Val d’Agri: “Alla luce dei dati sul monitoraggio in corso sulla salute presentati ieri nell’ambito del progetto Lucas, da cui si evince una maggiore incidenza di malattie proprio in Val d’Agri e nei comuni in cui si effettuano le estrazioni rispetto al resto della Basilicata, riteniamo sia questo un elemento fondamentale di cui tenere conto nella ricontrattazione in corso con le compagnie petrolifere. È necessario estendere e intensificare la sorveglianza sanitaria dai lavoratori a tutte le comunità coinvolte. È necessario quindi pretendere dalle compagnie petrolifere le risorse e il know how delle produzioni legate a progetti sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale. Risorse da dedicare a progetti no oil in Val d’Agri per evitare che al naturale decalage delle estrazioni petrolifere non segua una desertificazione industriale.

Si usino i fondi per le compensazioni ambientali per la transizione ecologica in Val d’Agri e la reindustrializzazione del sito attraverso progetti green per dare un futuro all’area interessata dalle estrazioni anche nel dopo petrolio.

Vista la complessità del processo di riconversione della Val d’Agri – aggiunge Esposito – riteniamo che i fondi destinati allo stato attuale ai progetti no oil, tra l’altro non ancora investiti, siano insufficienti. Chiediamo quindi alla Regione Basilicata di prevedere risorse aggiuntive da concordare con le multinazionali in modo da garantire da qui ai prossimi anni una riconversione green che tuteli il territorio e l’occupazione. Il rischio – afferma il dirigente sindacale – è di trovarci di fronte all’ennesimo sito da bonificare, per non parlare dei danni irreparabili sull’economia regionale che si regge in gran parte sulle royalties del petrolio. Si aggiorni con urgenza il patto di sito del 2021, firmato da Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Regione Basilicata ed Eni, per avviare concretamente la transizione energetica e ambientale nell’area così come più volte richiesto dalla Cgil. L’obiettivo è trasformare gradualmente le attività estrattive in alternative energetiche, salvaguardando l’occupazione e l’economia locale, con particolare attenzione alla bonifica delle aree compromesse dallo sversamento di greggio. Le scelte devono essere fatte ora, senza aspettare il rinnovo delle concessioni estrattive nel 2029. Si pianifichi una transizione giusta per l’area, proteggendo il lavoro, i diritti dei lavoratori e i territori dalla speculazione”.

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