Il presidente Vito Bardi gioca a nascondino

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Il presidente Vito Bardi gioca a nascondino

Il presidente Vito Bardi gioca a nascondino

generale Bardi

Tra i 5 principi fondamentali che regolano l’attività della Pubblica Amministrazione italiana (previsti dalla Costituzione e dalla Legge 241/1990) ci sono la legalità, l’imparzialità, la trasparenza. La PA può agire solo entro i limiti stabiliti dalla legge e deve perseguire esclusivamente gli scopi indicati dal legislatore. Non fare favoritismi o discriminazioni, garantendo un trattamento uguale per tutti i cittadini in situazioni analoghe. Garantire ai cittadini il diritto di accedere agli atti amministrativi e di conoscere come vengono prese le decisioni e gestite le risorse pubbliche.

Ora proviamo a vedere se nel caso della “tartufaia più grande d’Europa”, 143 ettari di pineta jonica riconosciuti con Decreto del presidente della Giunta n. 96/2026, questi principi sono stati rispettati.

Link to [object Object]I CARABINIERI “FANTASMA”

Nel decreto si attesta che, in data 27 marzo 2026, si è svolto un sopralluogo tecnico presso i terreni dell’Alsia, cioè sui 143 ettari, e che in tale sede sono intervenuti i Carabinieri Forestali del Nucleo di Scanzano Jonico, i quali avrebbero “demandato ai convenuti l’espletamento delle operazioni di verifica dei luoghi.” Certamente l’art. 8, comma 4 della L.R. 35/1995 prevede che le operazioni colturali siano individuate dall’Ufficio regionale “d’intesa con i rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato” (ora Carabinieri Forestali). Peccato che i Carabinieri Forestali, attraverso una nota del Comando di Scanzano Jonico abbiano smentito la propria partecipazione. Nella nota, l’Arma attesta che in data 27 marzo 2026 nessun militare del reparto ha partecipato ad attività di verifica nelle suddette aree e che non sussiste alcun atto istruttorio o di coordinamento riconducibile a tale evento presso i propri uffici. E allora perché nel decreto si parla di intervento dei Carabinieri che avrebbero – stranamente – delegato agli astanti le operazioni di verifica?

Link to [object Object]I DOCUMENTI “FANTASMA”

Con nota del 15 giugno 2026, l’Ufficio Foreste della Regione Basilicata ha negato l’accesso agli atti di programmazione e alla documentazione tecnica, dichiarando che tali atti “non risultano” o “non sono detenuti” dall’ufficio. Si tratta di una dichiarazione che smentisce clamorosamente il presidente Vito Bardi, il quale nel Decreto n. 96/2026 attesta testualmente che ogni atto richiamato è “depositato presso la struttura proponente” (ovvero l’Ufficio Foreste). Chi dice il vero? Il presidente che firma il decreto o il Dirigente che nega l’esistenza degli atti?

Link to [object Object] IL PARADOSSO DEL SEGRETO COMMERCIALE

L’Alsia, dal canto suo, ha opposto un diniego totale invocando la tutela di presunti “interessi economici e commerciali” e del proprio “know-how”. È scientificamente e giuridicamente inaudito che si invochi il segreto industriale per la gestione di un bosco pubblico demaniale, situato in una Zona Speciale di Conservazione (Rete Natura 2000), sottraendo all’ispezione pubblica protocolli che incidono su un habitat protetto.

Link to [object Object]AUTORITÀ DI GARANZIA IGNORATE

Questo “oscuramento” avviene nonostante il Difensore Civico regionale, con nota del 10 giugno 2026, abbia chiesto formalmente all’Alsia di riesaminare il diniego e fornire tutta la documentazione richiesta per consentire ad Amscil di esercitare le proprie prerogative.

Link to [object Object]LA VALUTAZIONE DI INCIDENZA AMBIENTALE

Dall’analisi tecnica delle 32 particelle catastali riconosciute con il decreto (situate tra Pisticci e Scanzano Jonico), sarebbe emerso che l’intera area di 143,38 ettari ricadrebbe all’interno di perimetri sottoposti a vincoli di massima tutela che il provvedimento regionale sembrerebbe aver ignorato o eluso: Vincolo Naturalistico (Rete Natura 2000). Le particelle interessate si trovano quasi integralmente nella ZSC IT9220080 “Costa Ionica Foce Agri”, ZSC IT9220085 “Costa Ionica Foce Basento” e ZSC IT9220095 “Costa Ionica Foce Cavone”. Per legge, ogni intervento previsto dal “Piano colturale” (recinzioni, spalcature, drenaggi e messa a dimora di piante esterne) avrebbe dovuto essere preceduto da una Valutazione di Incidenza Ambientale (Vinca), di cui non si rinviene traccia nel decreto.

Link to [object Object]DISCRASIE E OMBRE

La propaganda regionale parla di un’opera di immenso valore, ma i documenti in nostro possesso raccontano un’altra storia che riepiloghiamo in sintesi. Il Decreto firmato dal presidente Bardi parla di sopralluoghi d’intesa con l’Arma, ma il Comando Carabinieri Forestali di Scanzano Jonico ha smentito ufficialmente ogni partecipazione. Non risulta traccia della Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) per recinzioni e scavi su 143 ettari di pineta litoranea così come confermato dall’Ufficio compatibilità ambientale della Regione: si fa presente che, agli Atti dell’Ufficio scrivente, non risulta nessun provvedimento e/o istanza di V.Inc.A.

Mentre si nega l’accesso alle associazioni legittimate, all’interno della tartufaia operano privati e trasformatori extra-regionali, come apparso in recenti servizi televisivi.

Link to [object Object]QUALCUNO SI SVEGLIA SENZA ALZARSI DAL LETTO

Ai primi due articoli da noi pubblicati risponde il direttore generale dell’Alsia, senza entrare nel merito del decreto e con argomentazioni a nostro avviso molte generiche. Altrettanto generiche, ma anche propagandistiche, le argomentazioni di un comunicato stampa non firmato da Bardi con cui si prova a dire qualcosa senza dire nulla.

Link to [object Object]IL NOSTRO COMMENTO CRITICO

Insomma, la verità è che siamo di fronte ad atteggiamenti opachi se non ambigui della pubblica amministrazione regionale e in primis del presidente della Giunta. L’assessore all’agricoltura, Carmine Cicala, dopo aver usato il progetto della tartufaia per fare propaganda a se stesso, è scomparso dai radar. “Il progetto, sviluppato da Alsia in collaborazione con le strutture regionali e il sistema associativofaceva sapere l’assessore Cicala il 30 aprile scorso si inserisce nel percorso del Programma Forestale Regionale in via di definizione e contribuisce a rafforzare una filiera, quella del tartufo, che sta assumendo un ruolo sempre più strategico.” E aggiunge: “È da qui che passa una nuova idea di sviluppo capace di tenere insieme tutela del territorio e crescita economica in modo credibile e duraturo”. Applausi. Anche noi siamo convinti che il progetto sia apprezzabile nella sua originalità. Tuttavia, caro assessore dica anche lei qualcosa sulle anomalie riscontrate. E per favore, eviti di arrampicarsi nella solita retorica propagandistica, con noi, come può notare, non funziona.

Dalla vicenda emergerebbero circostanze assimilabili a qualche reato? Non sappiamo, non siamo esperti di codice penale. Siamo però più avveduti nel comprendere comportamenti sleali e per niente trasparenti della Giunta Regionale nei confronti dei cittadini. Dal “governo” del generale Vito Bardi cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, commendatore al Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, Croce di commendatore con spade al Merito Melitense del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, ci aspettiamo un minimo di coraggio. Il coraggio di spiegare, in prima persona e nel merito, tutta la vicenda. Giocare a nascondino non è elegante. Perché dobbiamo essere sempre noi a cercarvi? Mica siete tartufi.

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