
“Abbiamo mantenuto gli impegni presi lo scorso anno con l’ingegner Elkann”, ha assicurato Antonio Filosa (ceo di Stellantis) nell’incontro di oggi in Parlamento, davanti alle Commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato. Il riferimento va al Piano Italia, che prevede “5 miliardi di investimenti” in innovazione nei prossimi 5 anni dopo “il miliardo già investito nel 2025”. Ha poi confermato “7 miliardi di euro all’anno” di acquisti dalla filiera italiana, riferendosi alla componentistica.
I NUMERI POSITIVI Dopo aver ricordato la figura di “Sergio Marchionne” di cui per altro è stato uno stretto collaboratore, il numero 1 del Gruppo ha passato in rassegna i numeri “positivi” dell’ultimo anno. E cioè “un 16% in più di immatricolazioni” nei primi 5 mesi del 2026 in Italia e ancora “+ 16 % di produzione” negli stabilimenti dello Stivale nello stesso periodo rispetto allo scorso anno.
NUOVA ALFA ROMEO A MELFI: TUTTO BENE? Riguardo a Melfi, nello specifico, ha rilanciato “la nuova Alfa Romeo” entro il 2028. Ecco il cavallo di Troia in chiave futura, che si aggiungerà agli altri 4 lanci già in corso. E cioè Ds8, ds7, Lancia Gamma, e Jeep Compass. Proprio quest’ultima (Jeep) dovrebbe fare da traino nello stabilimento lucano, così come previsto dalla “risalita produttiva” iniziata all’inizio di quest’anno. Ma sulla risalita, troppo “ballerina”, e sulla tipologia di modelli, tutti del segmento medio-alto, si concentrano i dubbi di lavoratori e sindacati a Melfi. In molti, specie nella pancia operaia, non vedono numeri tali da consentire “più lavoro per tutti” visto l’alto costo dei modelli, ma solo uno specchietto per le allodole che non risolverà la crisi e il ricorso alla Cassa integrazione. Che resta, non solo a Melfi, ma in tutta Italia, il vero spauracchio con cui la classe operaia dovrà fare i conti anche nei prossimi anni.
ENERGIA E CASSA INTEGRAZIONE E poco convincono le rassicurazioni di Filosa, che nella audizione alla Camera ha anche rimarcato come il ricorso agli ammortizzatori sociali, sempre nei primi 5 mesi del 2026, si è ridotto “del 30%” nel nostro Paese. Nessun cenno, ad esempio, ai licenziamenti con incentivo su cui sta puntando la multinazionale per ridurre in modo significativo il numero di operai nel nostro Paese. Desta perplessità e paura anche la questione “energia” nazionale. Stando sempre alle parole dell’Amministratore delegato, infatti, “nel primo trimestre 2026” il costo dell’energia elettrica in Italia è stato pari a “205 euro a megawattora”, contro i “90 euro in Spagna” e “i 100 in Francia”. Numeri che riflettono il vero ga italiano anche rispetto agli altri grandi produttori europei del Gruppo. Filosa ha infine riconosciuto che “le misure energetiche del Governo italiano vanno nella giusta direzione” pur necessitando di una “rapida attuazione”. Energia, in sintesi, ancora troppo alta per competere in un mercato sempre più globale.
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