Cosa anima la politica estera europea: difesa di valori o di interessi?

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Cosa anima la politica estera europea: difesa di valori o di interessi?

Cosa anima la politica estera europea: difesa di valori o di interessi?

Foto opportunity

C’è una foto opportunity di Fratoianni, Schlein, Conte e Bonelli legata alla promessa di incontrarsi a luglio per definire una piattaforma politica comune.

Non so se queste righe saranno mai lette da qualcuno che conta nella definizione di questa piattaforma ma c’è un tema che non può essere eluso ed è la necessità di ristabilire l’onorabilità dell’Europa, rectius della UE, e della sua leadership.

Ristabilire il Soft power europeo

La geopolitica non è fatta solo di diplomazia e di armi ma anche, anzi soprattutto, di soft power. Significa potere dolce di persuasione, ossia la capacità di uno Stato di influenzare le preferenze e il comportamento di altri attori internazionali attraverso l’attrazione e la persuasione, piuttosto che con la coercizione o la forza economica.

Per esercitarlo occorre cultura, ossia l’insieme dei valori, delle tradizioni, dell’arte, del cinema e della musica che risultano attraenti per gli altri Paesi. Un tempo l’Europa e l’Italia ne erano piene. Poi valori politici, in particolare la promozione dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto all’interno e all’esterno dei propri confini. Infine in politica estera la capacità di agire in modo multilaterale e legittimo, tale da essere percepiti come un modello positivo e un partner affidabile.

Tutto ciò è finito a seguito di un collasso morale derivante dal doppiopesismo nei confronti della Ucraina e di quello che avviene in Medio Oriente. E senza ritegno si parla, invece di preoccuparsi della perdita di ogni credibilità nella politica estera europea, di spese in armamenti da sottrarre al welfare e allo sviluppo, come se fossimo ormai in una economia di guerra.

Beh, se la UE è in guerra allora sono state violate 27 costituzioni e gli stessi trattati europei con ulteriore perdita di credibilità e soft power. Se non lo è occorre chiarire cosa anima la politica estera europea. L’interesse oppure i valori europei.

Cosa anima la politica estera europea: difesa di valori o di interessi?

Nessun trattato preesistente alla invasione della Russia in Ucraina obbliga la UE e l’Italia a prestare soccorso all’invaso ucraino. Il globo è pieno di paesi invasi, e anche con motivazioni meno solide di quelle russe. E allora il soccorso all’Ucraina difende i valori europei, cosa strombazzata ai quattro venti, oppure risponde all’interesse della UE? Se vediamo la genesi di questo conflitto la UE, l’Ucraina e la stessa Russia stanno animando una guerra contro i propri interessi e gli interessi collettivi di tutto quello che c’è al di qua degli Urali. È una guerra stupida che risponde unicamente alle logiche della guerra fredda e dei blocchi contrapposti dove all’espansionismo della NATO si contrapponeva quello dell’URRS. Se parliamo di difesa dei valori della UE allora la UE avrebbe dovuto più duramente applicare sanzioni a Israele fino ad armare la resistenza del popolo palestinese. Invece mentre in Ucraina si combatte una guerra tra eserciti, con l’Europa parte in causa, in Palestina la UE assiste inerme e complice a un genocidio.

Questa è la prima cosa che mi aspetterei da un governo alternativo alla destra italiana, europea e mondiale: il rispristino dei valori occidentali che non possono essere solo enunciati a comodo ma praticati sempre. Se così non è si fa la fine che abbiamo fatto: un continente privo di soft power, di credibilità e isolato, anzi odiato dal resto del Mondo perché in aggiunta al doppiopesismo è privo di autonomia strategica rispetto agli USA.

L’assetto istituzionale

E poi andrebbe detto chiaramente che in questo assetto istituzionale europeo parlare di un esercito unico è una bestemmia. Un esercito unico presuppone una guida unica, un unico Consiglio superiore di difesa che fornisca le regole di ingaggio. Ma questo di fatto viola le 27 costituzioni dei paesi che compongono la UE in una misura ben superiore rispetto a quanto accade oggi in Italia che dell’articolo 11 della costituzione e della legge 185 del 1990 ha fatto caso omisso. Questo attiene anche ai principi democratici che assegnano tutto il potere al popolo che lo esercita attraverso il proprio parlamento e non con una delega in bianco a organismi frutto di trattati e irresponsabili politicamente.

Non sono possibili scorciatoie. Se si vuole un esercito unico occorre prima approvare una Costituzione Europea e diventare uno Stato Federale, a partire magari dal nucleo occidentale che formò il primo mercato comune.

Le divergenze di economie e di interessi interni alla UE

Ci sono altri due punti da chiarire. Il primo deriva dalla divergenza delle economie europee. Abbiamo solo cinque paesi che hanno un rapporto debito / PIL superiore a 90 e che hanno una procedura rafforzata di convergenza in base al patto di stabilità firmato, incautamente, anche dall’Italia: Grecia, Francia, Spagna, Italia e Belgio. Siamo sicuri che gli interessi di questi Paesi siano convergenti con quelli della Germania e degli altri paesi dell’Est europei che hanno rapporti debito PIL tra il 60% e il 30%? C’è ovviamente una diversa capienza fiscale nella capacità di riarmarsi. Ricordo a tutti che Lord Ismay (primo Segretario Generale della NATO) disse che la NATO nasceva per tenere gli americani dentro, i sovietici fuori e i tedeschi sotto. Da dove vengono le minacce per l’Italia? Dalla lontana Mosca, dal vicino Medio oriente infiammato o dall’interno stesso dell’alleanza, viste le minacce di Trump alla Groenlandia e il trattamento riservato alla Grecia dai tedeschi qualche anno fa?

Il secondo punto riguarda la deterrenza. La vicenda ucraina e del Medio Oriente rende evidente che le guerre oggi si combattono più con droni e bombe che con gli stivali al suolo e che le vittime sono prevalentemente civili. Se si supera il livello per cui una potenza atomica rischia di soccombere ci sono le armi atomiche. Una deterrenza già capace di distruggere il mondo n volte.

Cosa mi aspetto dal luglio del campo largo?

Ecco tutto ciò mi piacerebbe fosse parte del programma del governo progressista: ristabilire l’onore europeo, proporre la costituzione di uno stato federale a partire dalla vecchia e cara Europa Occidentale (Francia, Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Belgio), e adoperarsi contro il riarmo europeo, che di armi in giro in UE, come dicono tutte le fonti, ce ne sono a sufficienza per contrastare qualsiasi velleità della Russia di conquistare l’Europa.

Infine non guasterebbe una propaganda meno becera, dal Kit di sopravvivenza alla idea di una Russia che a giorni alterni è in grado di far bivaccare i cosacchi a piazza del Duomo oppure è impantanata e sconfitta in Ucraina e non guaterebbe anche un minore infantile entusiasmo europeista che può solo portare a una distruttiva cecità e un maggiore consapevole realismo.

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