
Il V Comitato di Sorveglianza al Castello di Melfi si è chiuso con il più classico dei colpi di propaganda comunicativi. Dopo otto mesi di silenzio organizzato, la Regione Basilicata ha finalmente ammesso l’esistenza dell’ispezione europea, ma ha scelto di applicare un radicale tentativo di spin doctoring per ribaltare completamente la realtà approfittando anche della tradizionale acquiescenza di alcuni dei partecipanti alle riunioni di questi organismi che si comportano come le tre scimmiette.
Le avvisaglie ignorate nei vecchi verbali. La crisi dei fondi europei non è un fulmine a ciel sereno. Rileggendo il verbale del precedente Comitato di novembre 2025, i nodi strutturali erano già tutti visibili.
La sanità digitale come specchietto per le allodole: gli uffici spingevano al massimo la rendicontazione di software e corsi ospedalieri per fare volume di spesa, ignorando che gli ispettori dell’Unione Europea stavano già contestando la retroattività di quei collaudi.
La promessa mancata sull’acqua: sulla “Condizione Abilitante 2.5” relativa al settore idrico, l’amministrazione prometteva una soluzione definitiva entro dicembre 2025. Quella scadenza è fallita, congelando gli investimenti tecnologici nel pieno dell’emergenza idrica ed altro.
Il ruolo della Corte dei Conti UE: nei verbali emergeva persino l’ammissione di precedenti “decertificazioni di somme rettificate dalla Corte dei conti europea” sul vecchio programma 2014-2020. Un chiaro precedente di falle nei controlli che avrebbe dovuto imporre massima prudenza, e che invece è stato ignorato, replicando lo stesso identico copione con la nuova programmazione.
L’allarme da Bruxelles: già allora i funzionari UE avvertivano che il programma era fermo al 40% della spesa totale, invitando a correre ai ripari di fronte a scadenze cruciali.
Il politichese e la metafora delle contravvenzioni. Davanti al blocco dei rimborsi comunitari causato da controlli inefficienti, l’ultimo comunicato ufficiale della Regione è traboccante di finte retoriche e autocertificazioni di presunti complimenti. Le sanzioni e le irregolarità spariscono dal vocabolario, sostituite da espressioni come “difficoltà affrontate” o “preziose occasioni di crescita istituzionale.
Il nucleo del messaggio istituzionale tenta di far passare un obbligo correttivo per una scelta virtuosa: l’amministrazione dichiara che l’ispezione ha permesso di “trasformare le osservazioni in un percorso di revisione che ha consolidato la capacità amministrativa”. La tecnica dei pifferai dilettanti.
In perfetto politichese, si tenta di vendere una retromarcia forzata come un successo strategico. È l’equivalente di un automobilista che, dopo essere stato multato e privato della patente per violazioni certificate, ringrazia pubblicamente la Polizia Stradale per avergli offerto un prezioso master estivo di perfezionamento per recuperare la patente.
La linea imposta da Bruxelles per l’adozione delle misure correttive e nuovi controlli è chiara: superare il fallimento precedente. Ma quando i riflettori si spegnerannoi nodi irrisolti del territorio rimarranno intatti e la propaganda non basterà a coprire i conti in rosso, il tempo perso e i danni arrecati ai lavoratori, ai disoccupati e alle imprese. Pietro Simonetti, Cseres.
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