Il fronte progressista, a partire dal Pd, riuscirà a bloccare il declino della Basilicata?

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Il fronte progressista, a partire dal Pd, riuscirà a bloccare il declino della Basilicata?

Il fronte progressista, a partire dal Pd, riuscirà a bloccare il declino della Basilicata?

Pietro Simonetti

La “Manifattura delle Idee”, composta prevalentemente da iscritti al PD, organizza a Maratea un convegno proprio mentre la manifattura come comparto viene smantellata in Basilicata: solo alla Stellantis di Melfi in due anni sono stati espulsi 3500 lavoratori con gli esodi incentivati mentre l’indotto è quasi azzerato.

A Maratea un momento, come tanti, di precisazioni, dichiarazioni e puntualizzazioni correntizie che vede presenti anche soggetti responbabili dei disastri politici in Basilicata. Siamo al rito di gruppi ed esperienze che vivono dello status quo e lo nutrono da anni. Frequentano e ascoltano il rumore e non percepiscono i segni del declino costante del loro agire politico e con esso della Basilicata.

Occorre dire come stanno le cose nel Pd e nel fronte progressista. Molto rumore, scontri tra gruppi, opposizione flessibile ai governi di destra, scarsa propensione alla cultura della proposta programmatica e alla vertenzialità come nel caso sindacale. Si tira a campare mentre la Basilicata si dissolve e il PD, e non solo, soffre la stanchezza per sconfitte e la fragilità nel fare opposizione. Eppure ci sarebbero le forze, le intenzioni, le possibilità di una ripresa anche dopo l’esito del Referedum sulla giustizia.

Dopo l’annuncio del Commissario Manca fare i congressi per un partito da rinnovare forse basterebbe uscire dalla complessiva inerzia di rito e chiamare a raccolta donne e uomini anche con programmi e iniziative per costruire nuovi gruppi dirigenti volenterosi e decisi a fare diversamente, concretamente fuori dalle logiche di spartizioni, rendite, mercato elettorale ed altro.

La tragedia di Amendolara, nella quale hanno perso la vita lavoratori migranti impiegati anche nelle campagne della Basilicata, non è un episodio isolato. È il simbolo di un sistema che continua a produrre emergenze, disuguaglianze, ritardi e occasioni perdute. Ogni tragedia che colpisce il nostro territorio viene raccontata come un fatto eccezionale. In realtà rappresenta l’ennesima conseguenza di problemi conosciuti da anni ma mai affrontati con determinazione.

La Basilicata vive una delle stagioni più difficili della sua storia recente. Mentre migliaia di giovani lasciano ogni anno la regione in cerca di lavoro e di prospettive, la popolazione diminuisce, le università perdono studenti, la ricerca scientifica viene progressivamente indebolita e la stragrande maggioranza dei migliori talenti è costretta a costruire altrove il proprio futuro.

Nel frattempo si accumulano ritardi nell’attuazione del PNRR, risultano attenzionati o bloccati importanti programmi finanziati con i fondi europei come FESR e FSE+, mentre numerosi interventi pubblici annunciati come strategici non riescono a tradursi in opere cantierizzabili ancorché realmente funzionanti. La crisi idrica che ha colpito famiglie, agricoltura e imprese ha mostrato tutte le fragilità di un sistema incapace di programmare, prevenire, gestire o persino calcolare il rischio, nonostante studi, progetti e risorse disponibili.

L’agricoltura affronta contemporaneamente siccità, aumento dei costi di produzione, crisi dei mercati e persistenti fenomeni di sfruttamento del lavoro e caporalato strutturale, aggravati dall’assenza di un sistema diffuso e trasparente, moderno di accoglienza per i lavoratori stagionali. In questo contesto appare ancora più incomprensibile il mancato completamento dei centri di accoglienza previsti a Scanzano Jonico, Gaudiano e Boreano, già programmati e finanziabili, indispensabili per garantire dignità ai lavoratori agricoli e contrastare concretamente il caporalato.

Non possiamo dimenticare che la Città della Pace di Scanzano Jonico, dopo quasi vent’anni, resta incompleta nonostante milioni di euro già investiti, progetti approvati, procedure concluse e finanziamenti successivamente perduti per ritardi amministrativi e scelte politiche.

Negli stessi anni la Basilicata ha assistito e conosce numerose crisi industriali che hanno colpito il comparto manifatturiero, il mobile imbottito, l’automotive e l’indotto della Stellantis, mentre anche il settore petrolifero non è riuscito a trasformare le risorse estratte in uno sviluppo stabile e duraturo per il territorio con la chimica fine e derivata.

Le ultime analisi economiche di Bankitalia descrivono una regione caratterizzata da crescita debole, investimenti insufficienti e persistenti difficoltà strutturali, confermando un quadro che richiede radicali politiche di rilancio. Anche il turismo, dopo le aspettative generate da Matera Capitale Europea della Cultura, mostra dubbi segnali di ripresa, con una permanenza media molto bassa e risultati che non corrispondono agli ingenti investimenti effettuati. Molti cosiddetti “attrattori turistici” finanziati con risorse pubbliche, a parte quelli dismessi o mai avviati,  faticano ancora oggi a produrre effetti concreti sullo sviluppo occupazionale locale.

Accanto a queste criticità si moltiplicano opere pubbliche incompiute, progetti annunciati e mai conclusi, appalti bloccati relativi a Rsa, asili, biblioteche e altri servizi essenziali, mentre numerose iniziative di innovazione, ricerca, digitalizzazione come Green Digital Hub procedono con estrema lentezza o rimangono prive di risultati tangibili se non completamente fermi al palo progettuale. Parallelamente continuano ad emergere inchieste della magistratura sui fenomeni di infiltrazione criminale e sui tentativi della criminalità organizzata di condizionare l’economia e gli appalti pubblici, il turismo, lo spettacolo, gli eventi, e le economie del mare, confermando quanto sia necessario rafforzare legalità, trasparenza e controllo delle risorse pubbliche.

In questo scenario non bastano campagne promozionali, premi televisivi, trasmissioni celebrative o iniziative di comunicazione istituzionale. Nessuna narrazione può sostituire la realtà vissuta quotidianamente dai cittadini. La Basilicata non ha bisogno di immagine e propaganda. Per queste ragioni rivolgiamo un appello a tutte le istituzioni, alle organizzazioni sindacali e del volontariato, alle associazioni, alle imprese, al mondo agricolo, alla università, agli ordini professionali, ai lucani residenti all’estero e a tutti i cittadini affinché si apra una grande stagione di lotte e responsabilità collettiva.

Occorrono con urgenza: un piano triennale per il lavoro e per il ripopolamento ed il riutilizzo delle settantamila case sfitte;  il completamento immediato della Città della Pace di Scanzano Jonico;  la realizzazione dei centri di accoglienza di Gaudiano e Boreano;  l’utilizzo della riprogrammazione dei fondi FESR per recuperare i finanziamenti perduti; un piano regionale contro caporalato e sfruttamento dei lavoratori; un piano straordinario per affrontare la crisi idrica e mettere in sicurezza il sistema degli invasi; lo sblocco dei programmi PNRR e dei fondi europei congelati; politiche efficaci per trattenere giovani, ricercatori e imprese innovative; un vero rilancio dell’industria, dell’automotive, dell’agricoltura e del turismo; maggiore trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche e nella gestione degli appalti; una nuova stagione di sviluppo fondata su competenza, legalità, sostenibilità e partecipazione. Il tempo della narrazione e della propaganda è finito, occorre passare ad un movimento per la rinascita.  ∗Pietro Simonetti – CSERES

 

 

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