Povertà ed emigrazione giovanile, “in Basilicata numeri da brividi”

Data Pubblicazione

Povertà ed emigrazione giovanile, “in Basilicata numeri da brividi”

Povertà ed emigrazione giovanile, “in Basilicata numeri da brividi”

Mega

“I dati della Caritas sulla povertà e quelli del Sole 24 ore sull’emigrazione giovanile in Basilicata sono due facce della stessa medaglia. Numeri freddi, da brividi, che mettono a nudo il fallimento totale delle politiche del lavoro e del welfare nella nostra regione e nel Mezzogiorno”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega.

“La matrice comune – precisa – è il lavoro povero, sfruttato, sottopagato. I salari lucani restano tra i più bassi d’Italia. La retribuzione annua lorda di un lucano è in media di 27.232 euro contro i 31.856 euro della media nazionale, con un divario di 4.624 euro (- 14,5%). Lavoratori poveri che non riescono nemmeno a pagarsi le cure, ci dice la Caritas. Una fotografia che fa il paio con quella scattata dall’Istat sull’emigrazione giovanile: nel Mezzogiorno i residenti tra 18 e 35 anni sono passati da oltre 4,1 milioni nel 2019 a circa 3,8 milioni nel 2026, con una perdita superiore a 313mila persone. Potenza, capoluogo di regione, è tra le città con la maggiore perduta (-12%). Ma mentre la nostra regione e l’Italia intera si svuota di giovani, nè il governo nazionale nè quello regionale prevedono nulla per trattenerli o farli tornare. Niente per aumentare i salari, niente per stabilizzare i precari nei settori pubblici, niente per accrescere il potere d’acquisto delle famiglie.

I giovani non vanno via dalla nostra regione solo per ambizione individuale, ma perché altrove trovano contratti stabili, retribuzioni dignitose, welfare e servizi che consentono di vivere e progettare il futuro. La cosiddetta fuga dei cervelli è in realtà una fuga dal lavoro povero e senza diritti che comprova il fallimento di un modello economico e produttivo che ha scelto di comprimere il valore del lavoro, invece di investirci. Serve una vera svolta sulle politiche del lavoro. Serve investire su salari, stabilità occupazionale, finanziamento pubblico della ricerca e dell’università, valorizzazione delle carriere e dei percorsi professionali. È necessario anche investire sulle politiche abitative per abbattere i costi e sui servizi pubblici a sostegno della genitorialità, a partire dagli asili nido. Senza questi interventi, ogni incentivo rischia di essere solo un pannicello caldo, incapace di invertire la rotta”.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati