Jovanotti celebra i 60 anni guardando al futuro: «La lezione più grande? L'amore»

Jovanotti festeggia il suo sessantesimo compleanno. Lorenzo Cherubini celebra senza rimpianti, ripercorrendo oltre quattro decenni di musica e proiettandosi ancora verso il futuro: «La mia carriera è solo all'inizio»

Jovanotti celebra i 60 anni guardando al futuro: «La lezione più grande? L'amore»

Sessant'anni sono un traguardo che spesso porta a riflettere. Lorenzo Cherubini, tuttavia, sembra non avere intenzione di fermarsi per fare bilanci.

Jovanotti ha compiuto 60 anni il 27 settembre. Nato a Roma nel 1966, da più di quarant'anni è una presenza costante nella musica italiana, reinventandosi così spesso da risultare difficile da etichettare in una sola epoca.

DJ, rapper quando il rap era ancora poco conosciuto in Italia, cantante pop, autore di ballate, sperimentatore, uomo da stadio e da spiaggia. Poi la bicicletta, i viaggi, i grandi concerti e, negli ultimi anni, anche le difficoltà e la determinazione necessarie per tornare sul palco.

Il traguardo dei sessant'anni, però, non sembra turbarlo particolarmente.

«Non ci penso proprio», ha raccontato di recente durante la tappa romana del Jova Summer Party. La ragione è quasi una battuta, ma descrive bene il personaggio: «Faccio feste da quando avevo 16 anni».

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C'è però una domanda che fa riflettere Jovanotti.

In un'intervista alla vigilia del compleanno, gli chiedono quale sia la lezione più significativa appresa in sessant'anni.

La risposta è una sola parola:

«L'amore».

Quando gli fanno notare che l'amore non si impara, risponde semplicemente: «Eh, invece sì».

Forse è il modo migliore per descrivere il Jovanotti di oggi.

Perché dietro l'immagine dell'uomo che continua a correre, pedalare, ballare e trasformare ogni concerto in una festa, a sessant'anni emergono soprattutto le canzoni che sono rimaste.

E lui stesso ammette che, dovendo scegliere una canzone con la chitarra, opterebbe per Bella.

Sono le canzoni romantiche, dice, quelle che probabilmente hanno «la vita più lunga».

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All'inizio era difficile immaginare tutto questo.

Alla fine degli anni Ottanta, Jovanotti irrompe nella musica italiana con cappellino, consolle, rap, televisione e un linguaggio costruito intorno a un'idea quasi ossessiva di giovinezza.

È il ragazzo di Gimme Five, È qui la festa?, La mia moto.

Il successo arriva rapidamente.

Dietro c'è Claudio Cecchetto, che intuisce il potenziale di quel giovane DJ e contribuisce a trasformarlo in un personaggio pop capace di parlare direttamente a una generazione.

Ma Jovanotti comincia presto a sfuggire all'immagine che lo ha reso famoso.

È probabilmente una delle ragioni della sua longevità.

Non rimane il ragazzo degli anni Ottanta.

Negli anni Novanta arrivano Ragazzo fortunato, Penso positivo, Serenata Rap, L'ombelico del mondo, Bella, Per te.

La scrittura cambia. Cambiano i suoni. Cambia anche lui.

Dentro le canzoni entrano l'amore, la politica, i viaggi, la paternità, la spiritualità, il desiderio di mischiare mondi musicali lontani.

E il personaggio diventa progressivamente Lorenzo.

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A sessant'anni è proprio la nostalgia che Jovanotti sembra voler tenere a distanza.

Lo dice in maniera molto netta.

«Io non sono un artista generazionale».

E aggiunge che non farebbe mai un tour costruito soltanto intorno a un suo disco degli anni Novanta.

«Piuttosto smetto».

Non perché rinneghi quella musica. Esattamente il contrario: perché non vuole trasformarla in un museo nel quale vivere per sempre.

Quando gli hanno proposto il Premio Tenco alla carriera, racconta, la sua reazione è stata altrettanto significativa: non vuole premi che sembrino mettere un punto alla storia.

«La mia carriera è all'inizio», dice.

È una provocazione, naturalmente.

Ma dentro c'è forse il tratto che meglio spiega perché Jovanotti sia riuscito ad attraversare quattro decenni senza diventare soltanto il cantante dei ricordi di chi oggi ha cinquanta o sessant'anni.

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Lorenzo Cherubini nasce a Roma il 27 settembre 1966, ma cresce soprattutto a Cortona, in Toscana.

La musica entra molto presto nella sua vita.

A sedici anni è già dietro una consolle. Fa il DJ nelle radio e nelle discoteche, fino all'incontro con Cecchetto e all'esplosione alla fine degli anni Ottanta.

Il nome Jovanotti nasce proprio in quel periodo.

Avrebbe voluto chiamarsi Joe Vanotti, ma un errore nella realizzazione di una locandina trasformò il nome in Jovanotti. Gli piacque e decise di tenerlo.

Quello che poteva essere un nome buono per qualche estate diventa invece uno dei più riconoscibili della musica italiana.

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Poi c'è una parte della vita che Jovanotti ha raccontato molto, pur cercando di proteggerla.

La compagna di una vita è Francesca Valiani.

I due si conoscono negli anni Novanta, diventano genitori di Teresa nel 1998 e si sposano nel 2008.

È proprio alla figlia che Lorenzo dedica Per te, una delle sue canzoni più conosciute.

Negli anni Teresa ha affrontato anche una grave malattia, raccontando pubblicamente la propria esperienza dopo la guarigione. Un periodo che inevitabilmente ha segnato la famiglia, pur restando sempre trattato da Jovanotti con grande discrezione.

Quando parla del suo sessantesimo compleanno, ancora una volta sono loro il centro.

Niente festa monumentale.

Le sue ragazze, la famiglia, le persone vicine.

Per uno che da quando aveva sedici anni organizza feste per migliaia di sconosciuti, il compleanno può permettersi di essere molto più piccolo.

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Poi, nel 2023, arriva il momento nel quale anche il corpo gli presenta il conto.

Durante una vacanza a Santo Domingo Jovanotti cade in bicicletta.

L'incidente è serio: riporta diverse fratture e deve affrontare operazioni, riabilitazione e un recupero molto più lungo del previsto.

Per uno che ha sempre costruito parte della propria identità sul movimento è una prova particolare.

Jovanotti è quello che corre sul palco.

Quello che pedala per centinaia di chilometri.

Quello che trasforma i concerti in prove fisiche prima ancora che musicali.

Improvvisamente deve imparare a stare fermo.

E soprattutto deve imparare nuovamente a muoversi.

Nel 2025 torna finalmente sul palco.

E nel 2026, alla vigilia dei sessant'anni, riparte ancora.

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L'ultima estate sembra quasi costruita apposta per smentire l'anagrafe.

Per raggiungere le tappe del suo Jova Summer Party, Lorenzo torna anche alla sua bicicletta.

Il tour attraversa l'Italia e arriva fino al Circo Massimo, a Roma, dove si chiude la stagione dei concerti.

Il rapporto con la bicicletta, dopo l'incidente, non è dunque finito.

E forse è proprio questo uno dei passaggi più significativi degli ultimi anni: tornare a fare ciò che aveva provocato una delle esperienze più difficili della sua vita.

Non per dimostrare di essere ancora giovane.

Semplicemente perché è una cosa che ama fare.

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Per il compleanno arriva anche un progetto che, almeno sulla carta, sembrerebbe perfetto per guardarsi indietro.

E invece Jovanotti ha trovato il modo di trasformare persino la propria biografia in qualcosa di diverso.

A novembre arriverà nelle sale Lorenzo – L'incredibile avventura di Jovanotti, documentario diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti.

I registi lo hanno seguito per sette anni.

Ma Jovanotti ha imposto una condizione insolita: non voleva controllare il film.

Ha consegnato il materiale e ha lasciato agli autori la possibilità di raccontarlo.

Durante la lavorazione è stato ritrovato anche uno scatolone di filmati Super 8 girati dal padre.

Immagini del Lorenzo bambino che sono diventate una delle chiavi del documentario.

«Il bambino che mi porto dentro», lo definisce lui.

Link to «Ho sessant'anni e me li sento tutti»«Ho sessant'anni e me li sento tutti»

Sarebbe troppo facile raccontarlo come l'eterno ragazzo che non sente il passare del tempo.

Lui stesso, in realtà, ha utilizzato una frase molto più interessante:

«Ho sessant'anni e me li sento tutti».

Ed è forse proprio qui la differenza.

Jovanotti non sostiene di avere ancora vent'anni.

Ne ha sessanta.

Ha attraversato successi enormi, cambiamenti musicali, critiche, viaggi, una famiglia, un incidente che lo ha costretto a ricominciare quasi da capo.

Il punto non è cancellare gli anni.

È non permettere agli anni di stabilire che cosa bisogna fare dopo.

Link to Sessanta candeline senza nostalgiaSessanta candeline senza nostalgia

C'è un'immagine che torna spesso quando si racconta Jovanotti: quella dell'«eterno ragazzo».

A sessant'anni, però, rischia di essere persino riduttiva.

Perché Lorenzo Cherubini non sembra interessato a restare ragazzo.

Sembra molto più interessato a restare curioso.

Il ventenne che cantava La mia moto probabilmente guarderebbe il sessantenne come «uno del passato», ammette lui stesso. E non gli dispiace.

Perché nel frattempo è cambiata la musica, è cambiato il pubblico, è cambiato il modo di ascoltare le canzoni.

È cambiato anche Jovanotti.

Quello che non è cambiato è il bisogno di andare a vedere cosa c'è dopo.

E così, nel giorno nel quale sarebbe naturale celebrare ciò che è stato, Lorenzo Cherubini continua a parlare soprattutto di ciò che deve ancora succedere.

Forse la frase migliore per i suoi sessant'anni non è neppure «ragazzo fortunato».

È quella pronunciata quasi per scherzo parlando del futuro:

«La mia carriera è all'inizio».

 

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