
Il comitato promotore per il Referendum abrogativo della legge regionale sui vitalizi questa mattina ha consegnato alla Consulta della Garanzia Statutaria della Regione Basilicata il quesito per abrogare l’articolo 11-quinquies della legge regionale n. 38 del 29 ottobre 2002, introdotto dall’articolo 16 della legge regionale n. 57 del 30 dicembre 2025 e modificato con la legge regionale n.3 del 25 febbraio 2026, con il quale sono stati reintrodotti i vitalizi con la nuova denominazione di indennità di funzione per i consiglieri regionali.
A farlo sapere in una nota sono Michele Sannazzaro (Spi Cgil), Paolo Pesacane (Arci), Angelo Summa (Spi Cgil), Rosario Gigliotti (Libera Basilicata), Ascanio Donadio (Arci), Eustachio Nicoletti (Spi Cgil), Giuseppe Ranoia (regista), Giovanna Galeone (Spi Cgil), Gianni Rondinone (Sinistra italiana – Avs), Nunzia Armento (Spi Cgil), Lucio Libonati (Europa Verde) promotori del comitato.
Nonostante la modifica della legge che ha annullato la retroattività della “indennità” e la presa di coscienza da parte dei consiglieri regionali che non hanno presentato richiesta del mini vitalizio nei termini stabiliti, -spiegano-sta di fatto che si tratta di un privilegio inaccettabile a fronte della grave crisi economica e sociale in cui si trova la nostra regione, con lavoratori precari, giovani, pensionati e famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese. Una situazione aggravata dal contesto internazionale e dal caro energia. Per questo motivo riteniamo che la legge vada abrogata, affinché non vi siano privilegi di alcun tipo anche in futuro.
Il passo indietro dei consiglieri regionali ci consegna inoltre un dato inconfutabile: la coscienza collettiva e la mobilitazione della società civile è fondamentale per il ripristino della democrazia e ha degli effetti su chi ci governa. Ecco perché la nostra battaglia andrà avanti e ci mobiliteremo affinché sia garantita in Basilicata l’istituzione del referendum. Non è accettabile che il diritto al referendum, previsto dallo Statuto approvato nel 2017, non sia ancora attuato per legge: apriamo la strada della democrazia partecipata e garantiamo il diritto di espressione dei lucani e delle lucane.
Facciamo appello-concludono i promotori del referendum abrogativo- alla legge regionale del 21 maggio 1980, n. 40, ancora in vigore e applicabile e compatibile ai referendum previsti dagli articoli 17 e seguenti dello Statuto regionale, sulla scorta dell’interpretazione statutariamente orientata fornita dalla Consulta regionale con la decisione n. 1 del 2025.
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