Navi Pillay riceve il Nobel per la Pace 2026: la giurista sudafricana nota per le accuse di genocidio a Israele

Il Comitato norvegese ha premiato l'ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani per il suo impegno nella giustizia internazionale. Dalla lotta contro l'apartheid alla commissione d'inchiesta su Gaza, una vita dedicata ai diritti umani.

Navi Pillay riceve il Nobel per la Pace 2026: la giurista sudafricana nota per le accuse di genocidio a Israele

Il Premio Nobel per la Pace 2026 è stato conferito a Navanethem “Navi” Pillay, giurista e magistrata sudafricana di origine indiana, nota per il suo impegno contro l'apartheid e per il diritto internazionale. L'annuncio è stato dato oggi, 9 ottobre, a Oslo, dove il Comitato norvegese per il Nobel ha deciso di onorare una carriera dedicata alla difesa dei diritti umani e alla lotta contro l'impunità per crimini internazionali.
Il riconoscimento è stato attribuito per il contributo di Pillay nello sviluppo di un sistema giuridico internazionale capace di perseguire crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidi. «La pace richiede giustizia», ha sottolineato il Comitato, lodando il coraggio e l'integrità con cui la magistrata ha sostenuto il diritto come strumento per risolvere i conflitti.
Il premio assume anche un significato politico rilevante, considerando il ruolo di Pillay come presidente della Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati. Nel 2025, la commissione ha accusato Israele di genocidio nella Striscia di Gaza, provocando tensioni diplomatiche e la reazione del governo israeliano.
Nata nel 1941 in Sudafrica, in una famiglia di origine tamil, Pillay ha costruito la sua carriera durante gli anni dell'apartheid, distinguendosi nella difesa dei prigionieri politici, tra cui Nelson Mandela. È stata la prima donna non bianca a diventare giudice dell'Alta Corte sudafricana, aprendo la strada ai diritti civili e all'accesso delle minoranze alle istituzioni giudiziarie.
La sua carriera si è poi estesa alle principali istituzioni della giustizia internazionale. Ha lavorato presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda e la Corte penale internazionale, fino a guidare l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Tra i momenti salienti della sua carriera, il contributo alla giurisprudenza del Tribunale per il Ruanda, che ha riconosciuto lo stupro e la violenza sessuale come atti di genocidio e crimini contro l'umanità. Un passo avanti che ha ampliato gli strumenti del diritto internazionale nella persecuzione delle violenze nei conflitti.
La decisione del Comitato norvegese, presa dopo aver valutato 287 candidature, riafferma il legame tra pace, responsabilità penale e rispetto dello Stato di diritto. Un messaggio particolarmente significativo in un periodo segnato da guerre e divisioni geopolitiche.
Il Nobel 2026, del valore di 12 milioni di corone svedesi, segue quello assegnato nel 2025 alla leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado.

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