
Sabato 4 luglio a partire dalle 9,30, a Potenza, davanti al Grande Albergo, Cgil, Avs, PD, Cinque Stelle, Wwf, Arci, Libera e Comitato per la Pace Potenza saranno in presidio per protestare contro il convegno dal titolo “Opportunità del deposito unico di scorie radioattive in Basilicata” che si svolgerà presso la struttura ricettiva nelle stesse ore.
Sarà anche un caso ma, dopo quasi cinquant’anni dall’incidente di Seveso avvenuto il 10 luglio 1976, c’è ancora chi pretende di parlare di nucleare e sicurezza come se fosse un dettaglio secondario. La verità è che, in Italia, quando si tratta di salute pubblica, rischi rilevanti e rischi nucleari, la memoria istituzionale dura troppo poco e la disinvoltura dura troppo a lungo.
Nemmeno il rinvio a giudizio dei responsabili ITREC di Rotondella di qualche mese fa è bastato a far capire che certe vicende non possono essere archiviate con un colpo di spugna.
Anzi, mentre per anni si è rinviato, discusso e minimizzato, soltanto oggi si avvia, forse, anche grazie alla Procura di Matera, la messa in sicurezza dei 64 elementi di combustibile nucleare del ciclo uranio-torio provenienti dal reattore americano Elk River.
Ma il punto vero è un altro: è intollerabile che, dopo tutto questo, il 4 luglio a Potenza presso il Grande Albergo, qualcuno, tramite apposito convegno, provi ancora a spacciare il nucleare e/o lo stoccaggio unico in Basilicata come una grande opportunità di sviluppo. Questa non è una scelta condivisa, è un’operazione politica che sa di imposizione. E chi pensa di poterla far passare contando sulla distrazione dei cittadini sbaglia di grosso.
Gli organizzatori e narratori del “tuttoappostismo” credono davvero che la popolazione abbia molte teste e poca memoria? Se lo domandino bene, prima di riproporre vecchi schemi e vecchi trucchi. Perché la Basilicata non ha dimenticato. E non può dimenticare cosa accadde a Scanzano nel novembre 2003, quando una comunità intera si alzò in piedi per dire no a una decisione calata dall’alto, assurda nel merito e arrogante nel metodo.
Qui non si tratta di sviluppo, ma di rischio scaricato sui territori. Non si tratta di modernità, ma di vecchie logiche di sacrificio. Non si tratta di futuro, ma dell’ennesimo tentativo di imporre ai cittadini un prezzo che non hanno mai accettato di pagare.
La domanda finale è brutale, ma inevitabile: fino a quando si continuerà a usare la Basilicata come area di passaggio per decisioni che altrove nessuno oserebbe imporre? Basta prendere in giro i cittadini lucani. La Basilicata non può essere la
discarica italica e il nucleare non è una alternativa possibile. L’unica via percorribile è quella di una energia democratica e di pace quale sono le rinnovabili, in un rinnovato patto tra territorio, cittadini e imprese. Ci opponiamo alle politiche energetiche del governo, al nucleare e a tutte le false soluzioni che rallentano l’uscita dalle fonti fossili, ci opponiamo all’aumento della spesa militare e alla riconversione bellica dell’industria. Una giusta transizione ecologica è l’unica strada per garantire lavoro di qualità, pace, diritti e sostenibilità. Per questo motivo il 4 luglio saremo in presidio davanti al Grande Alberto dalle ore 9:30. Invitiamo cittadini, movimenti, associazioni, partiti, sindaci e istituzioni a unirsi in questa battaglia. Chiediamo infine a tutti i Comuni lucani di lanciare un segnale forte assumendo delibere contro il nucleare.
I promotori: Cgil, Avs, PD, Cinque Stelle, Wwf, Arci, Libera, Comitato per la Pace Potenza
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