Stellantis, Lomuti (M5S) :”promesse nel 2028, crisi nel 2026. Su Melfi ancora nessuna risposta”

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Stellantis, Lomuti (M5S) :”promesse nel 2028, crisi nel 2026. Su Melfi ancora nessuna risposta”

Stellantis, Lomuti (M5S) :”promesse nel 2028, crisi nel 2026. Su Melfi ancora nessuna risposta”

Audizione Filosa commissioni parlamentari

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Arnaldo Lomuti deputato lucano del Movimento 5 Stelle

Ho letto questa mattina i quotidiani lucani e ho ritrovato il consueto meccanismo: l’annuncio di un nuovo modello Alfa Romeo per Melfi entro il 2028 viene restituito come consacrazione, come se la sola promessa bastasse a chiudere le vertenze che stanno consumando lo stabilimento e l’intero indotto. La narrazione è confortante. La realtà no.

Ho partecipato all’audizione alla Camera dei Deputati dell’amministratore delegato Stellantis Antonio Filosa, il quale non ha pronunciato il nome di San Nicola di Melfi se non come voce di un elenco. Con il presidente Giuseppe Conte e la collega Chiara Appendino, abbiamo chiesto certezze stabilimento per stabilimento, modello per modello, e abbiamo smontato la narrazione del Piano Italia presentato come realizzato: la gigafactory non c’è più, le versioni elettriche di Stelvio e Giulia a Cassino non sono mai arrivate, i cinque miliardi annunciati per ricerca e sviluppo erano in parte risorse già esistenti. La stessa pretesa di verità vale per la Basilicata.

Il punto critico è la voragine temporale che separa il presente dall’orizzonte 2028. Lo stabilimento di Melfi nel primo trimestre 2023 produceva 50.870 vetture; oggi 17.110. Oltre il novantasei per cento di quel volume residuo dipende da un solo modello, la Jeep Compass. Il contratto di solidarietà scade il 26 giugno. La nuova Alfa Romeo è annunciata entro il 2028 senza una data certa di avvio produzione e senza una piattaforma comunicata. Tra il giugno 2026 e il 2028 c’è un biennio in cui dovranno trovare risposta migliaia di lavoratori dello stabilimento e dell’indotto. Quel biennio, nelle parole di Filosa di ieri, semplicemente non esiste.

Per la filiera il quadro è ancora più drammatico. PMC e Brose sono ferme da otto mesi, senza un verbale firmato che vincoli le parti, con un piano di reindustrializzazione che parla di bitume e di recupero rifiuti, non di componentistica automotive. Tiberina copre oggi lavoro per trenta addetti su centoventi. Il sourcing locale, evocato da Filosa come prospettiva astratta, in Basilicata si misura su queste scadenze concrete. Ciò che temiamo a livello nazionale — la dismissione silenziosa della filiera — in Basilicata è già accaduto.

Anche la lettura sindacale conferma che il titolo trionfale dei giornali non è la festa di chi conosce davvero la condizione produttiva. La UILM, all’indomani dell’audizione, ha chiesto al Governo di ripristinare integralmente il Fondo Automotive e di intervenire sul costo dell’energia, che in Italia è di circa duecentocinque euro per megawattora contro novanta della Spagna e cento della Francia. Sono richieste pesanti, che dicono una sola cosa: senza un quadro normativo e infrastrutturale rivisto, gli annunci sui modelli non si traducono in produzione effettiva. E senza produzione effettiva, gli stabilimenti italiani — Melfi compreso — restano semivuoti.

La retorica con cui Filosa ha presentato il proprio mandato come inversione di rotta rispetto a quello di Carlos Tavares — la qualità contrapposta all’efficienza a tutti i costi — non basta a tenere in piedi un posto di lavoro. È una formula buona per le platee istituzionali. Non lo è per i lavoratori dell’indotto lucano che a giugno e a settembre del 2026 vedranno scadere ammortizzatori sociali senza commesse alle spalle.

Chiedo, da deputato della Basilicata, che il patto verificabile invocato dal presidente Conte includa esplicitamente lo stabilimento di Melfi e la sua filiera, con tre impegni scritti che le Commissioni dovranno acquisire formalmente: i volumi produttivi di Melfi per il secondo semestre 2026 e per l’intero 2027, la data di avvio e la piattaforma della nuova Alfa Romeo, la quota del Fondo Automotive e degli investimenti previsti dal piano industriale destinata al Mezzogiorno e ai siti della filiera lucana. Se questi dati non sono disponibili ora, devono essere trasmessi formalmente alle Commissioni entro trenta giorni.

Il titolo di oggi parla di accelerazione. Per i lavoratori di Melfi, di PMC, di Brose, di Tiberina e l’accelerazione è quella delle scadenze. Le rassicurazioni non bastano più. Per la Basilicata, ancora, non sono nemmeno arrivate.

 

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