
Ieri l’incontro a Roma del responsabile europeo Stellantis (Cappellano) coi sindacati, domani il ceo Antonio Filosa è atteso in Parlamento, per un’audizione davanti alle Commissioni congiunte di Camera e Senato. Nel frattempo, a fare discutere, a Melfi, ancora una volta, è stata la direzione intrapresa e confermata anche ieri dal responsabile europeo del Gruppo. Melfi come polo di riferimento “per le auto del segmento medio-alto”, “per le auto di lusso”, titolavano oggi alcuni quotidiani locali. Ed eccoci al nodo del contendere. Piovono forti critiche dal mondo operaio. “A noi servono auto che facciano volumi per permetterci di lavorare e sopravvivere”, ci dice oggi un lavoratore. Ed ecco che nessuna certezza, anzi, ulteriori ombre si allungano sul futuro. “È un anno che andiamo avanti con tavoli e tavolini tra politica e sindacati, ma siamo rimasti esattamente dove eravamo un anno fa”.
“AUTO TROPPO COSTOSE” Il riferimento va alle auto (elettriche e ibride) che rappresentano il futuro di Melfi. “L’auto che dovrebbe fare da traino – osserva la fonte – è la nuova Compass, ma quante ne venderemo venderemo, visto che costa tanto, e cioè oltre 40mila euro?”. Destinate a non fare grossi numeri neanche quelle del marchio Ds (7 e 8) perchè costano ancora di più. “Dove sono tutti questi ricchi disposti a comprarle?”. Restano la Lancia Gamma e l’Alfa Romeo. Di quest’ultima si sa ancora poco ma già si carica di forti aspettative pur entrando sul mercato solo dal 2028. “Non ci vuole un mago per capire che con queste auto non arriveremo mai a saturare le produzioni a Melfi – attacca l’operaio – non lavoreremo tutti, anzi, lavoreremo sempre meno, staremo di più in Cassa integrazione, ci saranno altri licenziamenti”.
“FINIREMO COME CASSINO” A preoccupare, oltre al futuro degli attuali 50enni, quello dei più giovani. “Così tireremo per altri 4 o 5 anni, forse 10, se tutto va bene, ma che futuro avranno i giovani che attualmente operano da noi?”. C’è un pessimismo che si taglia a fette tra le tute blu del Melfese. Ed è l’ulteriore affondo della nostra fonte a far riflettere. “Lo stabilimento italiano che realizava auto di lusso c’era ed era Cassino, col marchio Maserati, e abbiamo visto che fine ha fatto, coi lavoratori tutti a casa in Cassa integrazione”. E ancora: “Ecco, forse candidando Melfi a polo di riferimento delle auto a segmento medio-alto, vogliono farci fare la stessa fine di Cassino”.
PUNTO: CHE NOSTALGIA E poi osserva ancora: “Auto accessibili come Punto e Grande Punto, e infine Renegade, ecco i modelli che ci hanno garantito di lavorare tanti anni, ma mi sa che i vertici non lo vogliono capire”. Oppure, altra ipotesi, chi è ai vertici di Stellantis “fa finta” di non capire. “Già – conclude la fonte – tra qualche anno da qui se ne andranno e investiranno tutto sui mercati africani, a bassissimo costo”. Ed è ciò che in realtà sta già accadendo da un po’ di tempo, si veda il caso di Kenitra, in Marocco, dove un solo stabilimento Stellantis produce più di quanto si realizza attualmente in tutta Italia.
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