
Il turismo può davvero essere un’occasione di lavoro per restare nella terra in cui si è nati? È stato questo il quesito al centro dell’incontro “Il turismo in Basilicata, tra spopolamento e accoglienza” che si è svolto a Matera e che ha dato il via alla campagna nazionale della Filcams Cgil “Non c’è turismo senza di noi” per mettere in luce chi troppo spesso resta nell’ombra, dietro la filiera turistica. La Filcams Cgil attraverserà il Paese per incontrare lavoratori e lavoratrici dei territori e continuare la strada insieme verso un lavoro più stabile e più tutelato.
“Quando si parla di turismo – ha detto la coordinatrice della Filcams Cgil Basilicata, Marcella Conese – sentiamo solo numeri: presenze, arrivi, flussi in crescita, percentuali di occupazione delle strutture. Si celebra il successo, si esibiscono dati trionfali, come ha fatto nei giorni scorsi il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. Ma quasi mai ci si chiede chi rende possibile tutto questo: le lavoratrici e i lavoratori del settore. Il turismo semplicemente non esisterebbe senza chi accoglie, pulisce, serve ai tavoli, cucina, fa manutenzione, sta alla reception, guida i gruppi, anima le attività. Eppure queste persone rimangono per lo più invisibili, schiacciate da condizioni di lavoro spesso inaccettabili: salari bassi, inquadramenti al ribasso, contratti part time che nascondono in realtà orari pieni, quando non straordinari non pagati. In un territorio come il nostro questa contraddizione è clamorosa: mentre crescono le presenze turistiche, ogni anno perdiamo centinaia di residenti che scelgono di andare via in cerca di un futuro migliore. Allora la domanda è semplice e brutale: il turismo può diventare davvero un’occasione di lavoro dignitoso per restare nella terra in cui si è nati, o è solo un altro motore di sfruttamento e di fuga? Oggi, guardando il quadro, la risposta non è confortante. Se non cambiano le regole, se non si mette al centro il lavoro – non solo i numeri delle presenze – il turismo rischia di diventare un settore che consuma territori, comunità e persone, invece di farle vivere”.
Secondo i dati illustrati dalla Filcams Cgil, in Basilicata sono 14.000 gli occupati nel turismo, di cui il 54% sono donne. Le retribuzioni si aggirano attorno ai 9.300 per gli uomini e 7.146 per le donne, con un gender pay gap del 23,16%. I dipendenti a tempo indeterminato sono meno di 5.000 unità contro i 6.400 dei contratti a tempo determinato. I lavoratori stagionali sono 2.700, mentre 5.000 sono le unità assunte a tempo pieno contro le 9.100 a tempo parziale. L’incidenza del lavoro povero nel settore su scala nazionale è di 71,22% che diventa 81,14% nel sud e nelle isole, con un picco del 86,22% per le donne.
La Filcams Cgil ha incrociato i dati sul turismo con quelli sull’emigrazione giovanile in Basilicata e nel Mezzogiorno illustrati dalla ricercatrice Svimez Serenella Caravella. I laureati sui nuovi occupati (under 35) tra il 2021 e il 2024 sono pari al 45,8% al centro nord e 58,5% nel Mezzogiorno. Dei nuovi giovani occupati al Sud, 6 su 10 sono laureati. il turismo è al primo posto nei settori d’occupazione con il 45,1%. Al contempo non si arrestano le migrazioni giovanili, con oltre 173mila giovani migrati tra il 2022 e il 2024. Ogni anno, circa 1 under 35 su 10 lascia la Basilicata: 5,2mila giovani. Oltre 1,2mila under 35 lasciano la Basilicata per trasferirsi all’estero, oltre 4mila al centro nord. Per i giovani lucani emigrati, l’incidenza dei laureati supera il 76% per le donne, vicina al 60% per gli uomini. Si aggiungono le migrazioni anticipate: studia fuori regione, infatti, il 77% della popolazione universitaria lucana. Circa 14mila su oltre 18mila studenti universitari diplomati in Basilicata studia fuori regione (tutti i livelli). Dei laureati in Basilicata, oltre 2 su 10 trovano occupazione fuori area. Il nuovo migrante ha quindi meno di 35 anni, possiede una laurea, specialmente se donna, spesso «formalizza» lo spostamento, in quanto è già migrato per studiare, e la sua migrazione «trascina» la mobilità degli anziani.
“È evidente – ha aggiunto Conese – come uno dei settori più celebrati e corteggiati dalla politica è anche uno dei principali produttori di salari da fame, precarietà e diritti compressi. I salari sono spesso fermi ai minimi, quando non al di sotto, le ore lavorate non sono riconosciute, mancano le progressioni economiche reali, anche dopo anni di esperienza. Per quanto riguarda le differenze di genere, le donne sono presenti nei ruoli meno pagati e più faticosi (pulizie, camere, ristorazione di base), sono le più esposte a contratti part time involontari, a molestie, a ricatti legati alla maternità o alla conciliazione vita-lavoro. Anche le differenze territoriali sono molto marcate. Nei territori interni e nelle aree soggette a spopolamento il ricatto è ancora più forte: o accetti condizioni al ribasso o fai la valigia. I territori generano valore attraverso il turismo, ma questo valore non si traduce in condizioni di vita migliori per chi ci abita e ci lavora”. Per questo secondo Conese “è necessario rendere visibili le contraddizioni: raccontare cosa c’è dietro, dare voce alle lavoratrici e ai lavoratori; rimettere mano alle regole, chiudere le falle legislative che permettono ingegnerie contrattuali e sfruttamento strutturale; valutare il turismo non solo in base ai flussi, ma in base alla qualità del lavoro che produce: salari, tutele, stabilità, salute, sicurezza. Ascoltare chi è sospeso tra restare e partire, soprattutto le giovani e i giovani qualificati che oggi vivono questa contraddizione sulla propria pelle. Il turismo – ha concluso Conese – sarà davvero una risorsa solo quando smetterà di vivere sulla normalizzazione del lavoro povero e precario e quando chi lavora in questo settore potrà finalmente vedere riconosciuta la propria professionalità e le proprie competenze. Solo allora potremo dire che il turismo non è più un “lavoretto” per tirare avanti o un passaggio obbligato prima di emigrare, ma un lavoro vero che permette di restare, scegliere, progettare il proprio futuro nella terra in cui si è nati”.
La discussione, moderata da Francesca De Filippis (Scomodo Bari), è stata arricchita dalle testimonianze e dagli interventi di Federica Fabrizio (attivista e divulgatrice) e Teresa D’Onofrio (Rete degli Studenti medi). La campagna sul turismo della Filcams Cgil nazionale proseguirà nei mesi successivi con il camper dei diritti che percorrerà tutta l’Italia per raccontare le condizioni di chi lavora in questo settore. L’appuntamento per la Basilicata è dal 3 all’8 luglio, prima sulla costa jonica e poi a Maratea. Un momento dell’iniziativa
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